San Martino, la festa dell’agricoltura di Venezia

San Martino non è solamente la festa che segna la fine dell’annata agricola, ma è anche un’importante festa per i Veneziani, i quali gli hanno persino dedicato una chiesa in città, nel Sestiere di Castello, non lontano dall’Arsenale di Venezia. Scopriamo insieme gli aneddoti che si celano dietro questa festa e le particolarità che la legano al mondo del vino.

La festa

Meditazione di San Martino, affresco di Simone Martini, 1312-1317 (Wikipedia)

La festività di San Martino si festeggia l’11 novembre, data della sepoltura di San Martino di Tours, conosciuto per essere stato vescovo della città francese.

La ricorrenza

fioritura

Nel mondo agricolo, la festività di San Martino è legata alla tradizione, secondo la quale, in questo periodo di spilla dalle botti il nuovo vino dell’annata (da qui il detto “A San Martino ogni mosto diventa vino”). È infatti un’occasione di ritrovo e festeggiamenti nella quale si brinda, gustando il vino, accompagnandolo da caldarroste.
Sempre secondo la tradizione, in questa data, c’è il termine dell’annata agricola appena trascorsa, giorno a partire dal quale, ci sono i pagamenti per le produzioni agricole, nonchè il rinnovo dei contratti agricoli, poichè i campi, di solito sono liberi dalle coltivazioni, senza che sià arrivato l’inverno.
L’11 novembre è inoltre,  il momento dell’anno in cui ci sono le compravendite di animali per l’allevamento agricolo. 
In questo periodo si avvera la cosiddetta “estate di San Martino”, ovvero un parziale ritorno del caldo estivo, tributo, secondo il Cristianesimo della grazia di San Martino, che donò il proprio mantello ad un mendicante. Tale gesto di carità, portò il cielo a schiarirsi nei momenti successivi con il sole alto nel cielo, con le temperature più miti. 

La cultura popolare

Oltre al già citato “a San Martino, ogni mosto diventa vino”, ce ne sono altri, tra cui: “chi vuol far buon vino, zappi e poti a San Martino” (considerando le differenze climatiche, è buona pratica zappare il terreno e potare a partire dall’11 novembre, momento in cui iniziano i primi freddi, ma non eccessivi, fino alla loro schiusura, a partire da marzo-aprile; “Oche, castagne e vin, ten tut per San Martin” (oche, castagne e vino, tieni tutto per San Martino, poiché quando l’avvento iniziava a Novembre, si approfittava di tale data per le ultime mangiate e bevute abbondanti).
Il santo è inoltre protettore degli assaggiatori di vino, dei vignaioli, dei vendemmiatori e degli osti.

Il legame con Venezia

Chiesa di San Martino – Venezia (Fonte: Wikipedia)

Nella città di Venezia, ma più in generale in tutta la provincia, è di uso popolare preparare il dolce di San Martino, ovvero un biscotto dolce di pasta frolla con la forma del Santo con la spada a cavallo, decorato con glassa di albume e zucchero, ricoperto di confetti e caramelle.
È usanza che i bambini durante questa festività vadano in giro per la città cantando canti d’augurio, passando per le case e i negozi, dove suonando padelle e strumenti di fortuna, chiedano dolcetti o qualche monetina.
Una curiosità: nell’antica Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello, San Martino è raffigurato nel mosaico dei 4 grandi Dottori della Chiesa con Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno al posto di Girolamo.

La ricetta del giorno

La storia di San Martino è collegata alle oche, secondo la quale, costui, non volendo diventare vescovo si nascose in una stalla dove vi erano le oche, che però iniziarono a fare rumore e lo fecero rivelare alla popolazione che lo stava cercando.
A Venezia, città di mare, è usanza inoltre gustare un piatto di pesce grigliato oppure un risotto con le verdure, nonchè durante gli spuntini, assaggiare il tipico biscotto di San Martino (immagine in anteprima).

L’abbinamento con il vino DOC Venezia

Il vino che si può abbinare a tale pietanza è lo Chardonnay DOC Venezia , vino bianco dal colore giallo paglierino intenso, riflessi dorati e luminosità calda e intensa. Al naso mostra sentori di banana, pesca e ananas, su un sottofondo minerale e ricordi di fiori selvatici. In bocca risulta avvolgente, elegante, ben equilibrato tra morbidezza e freschezza e con una sapidità contenuta. Parla delle terre in cui è coltivato, accarezzato dal sole e dalla brezza che arriva dal vicino mare.

Immagine in anteprima tratta da ThinkDonna.it (www.thinkdonna.it)