Un po' di Storia

Torniamo indietro nel tempo, giusto qualche secolo. I vini più diffusi dell’epoca erano le malvasie che arrivavano dai domini della Serenissima in Dalmazia e Istria.

Non a caso molte calli e callette (“vie” in italiano) omaggiavano, e tutt’ora omaggiano, questo antico legame tra i veri veneziani e il buon vino, tanto da prenderne nome: calle dell’uva, sottoportego e ponte della malvasia, calle del vino, riva del vin, ecc.

È, in parte, per commerciare il vino che i nobili veneziani compiono lunghi tragitti.

È il caso del nobile Pietro Querini che, nel 1431, per cercare nuove vie commerciali dedicate alla Malvasia, naufragò presso le isole Lofoten, oltre il circolo polare artico, dove scoprì un’altra “preziosa” mercanzia: lo stoccafisso!

Ebbene, se per alcuni nominare lo stoccafisso non ricorda nulla, sicuramente alla parola “baccalà” sentirà l’acquolina in bocca per il gustoso piatto veneto, divenuto molto celebre per le sue due versioni: quello “alla vicentina” e quello “alla veneziana”, quest’ultimo facilmente riconoscibile perché mantecato.

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Sempre per dare un’idea di quanto fosse apprezzato il vino a Venezia racconteremo questo aneddoto: nel 1339 il governo della Serenissima, per limitare il consumo del vino, fece ridurre il numero delle osterie. Non solo, si fece prescrive che il vino “puro” (cioè non annacquato), venisse servito solo ai forestieri.

C’è un detto popolare che si è fatto largo tra i veneziani “ No acqua, ea smarsise solo i pali!”

(No acqua! Fa marcire solo i pali! Intendendo le bricole dei canali..) che sia riferito proprio a questo momento storico?

I veneziani non erano solo commercio, a dimostrazione della cultura e della voglia di conoscenza che c’era in campo di viticultura, un grande segnale fu la primissima pubblicazione di un trattato sull’argomento, correva l’anno 1535. 

Il De vini natura disputatio di G. B. Confalonieri, in cui si comincia ad analizzare le caratteristiche di un vino ed a descriverne le varie tipologie, è considerato il primo trattato di enologia.

Nel corso dei secoli il vino e la vite giunsero in città, le viti erano coltivate nei diversi broli (orto-giardini) delle case nobiliari, ma soprattutto dei monasteri.

In particolar modo è all’interno dei diversi complessi ecclesiastici che la vite, simbolo di casa, fecondità, di congiunzione con il divino, veniva allevata con la pazienza e la dedizione dei frati.

Venezia vide la caduta della Repubblica con l’arrivo di Napoleone prima, e degli austriaci dopo, il volto e le usanze della città cambiarono. I pochi conventi rimasti attivi, per mantenere attiva la tradizione, hanno continuato la coltivazione delle diverse varietà impiegate nei secoli precedenti, giungendo così a noi oggi.

Solo nel 2010, per volontà del Consorzio Vini Venezia, si è ricreata una collezione della biodiversità enologica di tutte le differenti varietà ritrovate all’interno di giardini, orti e chiostri della città lagunare. Un “tesoro” custodito oggi all’interno del Convento dei Carmelitani Scalzi a Venezia.

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