Rosé Doc Venezia

Vino rosé Doc Venezia

Descrizione generale

In epoche ormai lontane, proprio nell’area del Piave, (fiume divenuto celebre in Veneto successivamente alla prima guerra mondiale), il Rosè era consumato abitualmente dalle famiglie contadine che lavoravano nelle tenute estive dei nobili veneziani.

Un vino molto apprezzato sia in campagna che in città, era considerato il vino della domenica.

Storicamente si effettuava un passaggio dalle damigiane alle bottiglie a fine inverno, per terminare la fermentazione in bottiglia.

Veniva così definito “pronto” in primavera, fresco, con un’effervescenza naturale che, combinata con la sua elevata acidità, poteva essere ben abbinato anche con i cibi molto grassi di queste zone.

Caratteristiche

Il Rosé Doc Venezia, realizzato con le uve di vitigni autoctoni, ammalia fin dal colore: un rosa che va dal cipolla chiaro, al pesca, fino ad arrivare al melograno, con una piacevole luminosità, vibrante.

L’assaggio si apre con note floreali di roselline e fiori selvatici, per poi cedere il passo a profumi fruttati di ananas, marasche (ciliegie selvatiche) e frutti di bosco.

Le bollicine vivaci ed eleganti prolungano anche in bocca queste sensazioni con un finale piacevolmente amaricante.

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Quando bere il Rosé Doc Venezia?

Elegante e ruffiano si presta per un aperitivo raffinato su qualche terrazza che si affaccia sul Canal Grande o in cene e pranzi particolari. Se invece preferite il saper vivere italiano, o per meglio dire, Veneto, non vi resta che recuperare l’antica tradizione che vigeva nelle nobili tenute veneziane. Il modo migliore per gustarlo è attorno ad una tavola imbandita di carne alla griglia, con un’ottima cerchia di amici, sotto le fronde degli alberi durante l’estate.

High angle view of a plate full of grilled artichokes with lemons, butter and mayonaise, with a plate for the eaten leaves.

Abbinamenti consigliati

Da provare come entrè-aperitivo che accompagna piccoli fritti di verdure, mozzarelline o polpettine di baccalà o, solo in primavera, seppie o folpetti con le tipiche “castraure” di Sant’Erasmo (il primo germoglio del carciofo violetto, presidio Slow Food).
Nei pasti si accompagna bene ad un risotto di pesce o crostacei. Per chi amasse la carne invece è ideale per salumi e salsicce. Da provare anche in accompagnamento alla classica parmigiana.